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ARMANDO FETTOLINI
CAPIRE IL GIOCO di Ettore Bonessio di Terzet Testa o croce. Ci abbiamo giocato tutti, da ragazzini, belli e brutti, poveri e ricchi, intelligenti e stupidi. Si prende una figurina o una moneta, comunque una cosa qualsiasi, e la si lancia verso l’alto. Ogni giocatore che lo desidera può giocare e al grido di testa o croce! tenta la fortuna per guadagnare più figurine, scommette e spera che il maggior numero di monetine sia del verso che ha scelto. Scegliere. Possiamo scegliere questa o quella cosa, ma ad un certo momento dobbiamo fare una scelta ultima, dobbiamo eleggere qualche cosa che per noi diventa cardinale, luogo di riferimento, indicazione che dà senso e significato al nostro agire, a quello dell’altro, alla vita, alla mia vita. Dobbiamo scegliere continuamente e giorno dopo giorno l’artista sceglie questa disposizione piuttosto che quest’altra, questo taglio e non quello, sente che è meglio lasciare andare questo inutile colore, deve graffiare il supporto con un chiodo. Un giorno accade di buttar via tutto per essere liberi dalle obbligazioni tecniche tematiche e stilistiche che impongono vincoli e si ricomincia da un minimo, quasi un niente che comunque riassume secoli di idee di pensieri di ripensamenti di espressioni che, invisibili, hanno trovato casa in qualche parte del nostro essere. Sono presenti e vengono fuori, vogliono ripresentarsi alla vita - rinascere - al di qua di ogni intenzione e volontà dell’autore. Questi segni improvvisamente ce li troviamo tra le mani e dobbiamo giocarceli, dobbiamo tirarli contro il supporto o gentilmente colà deporli, sperando che il verso sia quello appropriato, che lo spaziotempo inventato si colleghi con noi, che sussista accordo, appagamento. Accordo e appagamento che sono e saranno sempre, in campo creativo - artistico come scientifico - insufficienti e insoddisfacenti, che ci perderanno nella drammaticità di non aver raggiunto ed espresso quello che si aveva in mente: l’ideazione intuita. E allora daccapo il gioco si ripropone, il gioco viene reimpostatodall’artista nel continuo tentare il migliore aggiustamento delle parti concorrenti. La ricerca della perfezione. La consapevolezza della sua esistenza e della sua irraggiungibilità. Tentare la fortuna quando si gioca equivale a tentare la perfezione quando, pur sorridendo, il gioco si fà serio e non ci sono più figurine, ma il vivere i talenti le capacità la pittura l’arte la poesia: il nostro evolversi da animali ad umani, da enti ad esseri. Allora non è più questione di fato fortuna destino, ma di decidersi e accettare un segno luminoso che permetta una risposta, anche se non completa e precisa, alle tre o quattro domande fondamentali che si presentano all’uomo qualunque attività svolga. Anche e di più all’artista come accade a Fettolini che si gioca tutte le sue carte - le sue figurine - nel mezzo del camminare dantesco su un segno tra i più terribili ed affascinanti della cultura e civiltà europee. Segno, la croce, che diventa nell’immediato occasione del dipingere, pretesto di organizzare ed sprimere le proprie strategie e tattiche, ma che prende il sopravvento e da topos diventa tropos per volere, sì, dell’autore come anche, mistericamente, di per se essa. Allora l’artista deve combattere una lotta accanita perché il segno-croce non si perda nelle consuetudini di un consumo banale, non diventi simulacro o rimanga occasione laterale nell’impegno di creazione, non si ritragga a simbolo troppo carico di storia religiosa e fideistica tale da distruggere il significato dell’opera pittorica. Situazione precaria e difficile, dove Fettolini si trova a dover equilibrare, a mettere in giustizia il segno-croce come significante e come significato, rispettando l’autonomia della poesia/dell’arte ovvero senza diventare un estemporaneo decoratore di soggetti sacri, un affrescatore di cappellette, un artigiano di “santini”. Fettolini scappa all’inganno, fugge la trappola, rafforza la sua consapevolezza di pittore senza disdegnare il segno-croce preso a tema di uno svolgimento pittorico non romanzato, ma fatto per salti rientri rimbalzi fughe in avanti condensazioni accentramenti figurali sino a soste icastiche di un realismo che sintetizza materialità ed evanescenze. (Memoria) Il tutto dentro uno spessore semantico che ribadisce la cultura dell’autore, lasua conoscenza della storia della pittura antica e contemporanea che tenta e spesso risolve nella sintesi tra una modalità cruda, mitteleuropea ed una più lirica, mediterranea. (I Golgota) Fettolini è grande dicitore di poesia/pittura quando si dimentica del tema-occasione e la sua scrittura avviene per via indiretta, dove si parla attraverso un terzo dato che nasconde otticamente la croce per riportarla in primo piano più densa compatta ineluttabile. (Impronta) Il suo segno-croce inventore di spazi si trasforma in Luogo . Fettolini tocca e s’immerge nella circolarità della poesia/pittura, supera il solco labile dell’approssimativo quando libera la propria passione verso una pittura che scalza le regole da cui è nata, quando fà una pittura-oltre stilando grammatiche sintassi vocabolari di quei paradigmi senza i quali e per i quali egli si è detto e si conferma auctor di dinamismi plurimi che scatenano il cuore e la mente verso la Bellezza.
LE OPERE DI
ARMANDO FETTOLINI